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mercoledì 30 gennaio 2008

Franca Brambilla Ageno, L'edizione critica dei testi volgari

Franca Brambilla Ageno, L'edizione critica dei testi volgari, Padova, Antenore, 1984



giudizio complessivo da 0 a 10: 9

Credo sia, questo, un libro estremamente intelligente, pieno di consigli, meravigliosamente didattico. Ho appena terminato di leggerlo e, in parte, rileggerlo; infatti, durante l’ autunno del 2006 avevo preso in considerazione solo la prima metà, quella relativa al metodo stemmatico. Già allora ne fui colpito per chiarezza espositiva e concettuale, tanto da considerarlo forse l’unico libro, tra quelli di argomento affine che avevo letto, in grado di insegnarmi qualcosa di veramente concreto. Gli altri manuali di cui disponevo (A. Stussi, Introduzione agli studi di filologia italiana; B. Bentivogli – P. Vecchi Galli, Filologia italiana), per altro molto buoni, ad una prima lettura non seppero comunicarmi la ricchezza dell’ Ageno, né tuttora, pur essendomi io ormai alquanto scaltrito nella materia e perciò essendo nella condizione di poter apprezzare più fini sottigliezze (quelle sottigliezze che fanno la bellezza di ogni libro). L’Ageno, dunque: si tratta di una vera miniera di informazioni, spunti, oltre che di indicazioni operative. La caratteristica su cui vorrei soffermarmi è duplice: l’abbondantissima messe di esempi e la maniera espositiva. Andiamo per ordine.
L’esemplificazione è eccellente e notevole. Ogni affermazione, ogni enunciazione di principio è puntualmente seguita da un nutrito drappello di esempi; il principio teorico od operativo viene così immediatamente messo al vaglio della concretezza e alla prova dei fatti, e questo sin dalle prime pagine; infatti non si fa a tempo a leggere poco oltre la pagina di eosrdio che subito seguono ben cinque pagine di esempi. È raro trovare una così costante attenzione all’esempio da parte di un autore, essendo essi, si sa, la parte più noiosa (per chi la deve scrivere) e al contrario la più desiderata (per chi la deve leggere). Non posso non dire che, anche in questo, l’Ageno sia venuta incontro a tutte le esigenze del lettore. Gli esempi: pare quasi che questo libro siano stati proprio essi a comporlo, limitandosi l’autrice ad inquadrarli in una cornice coerente di commenti che li rendesse organici. Molto buona, anzi buonissima, anche la partizione grafica tra testo ed esempio, quest’ultimo stampato in corpo minore rispetto al primo. Semplice espediente tipografico che rende però numerosi servigi alla fruibilità e alla leggibilità dell’opera.
La maniera espositiva è chiara e pacata, sia nella forma stilistica, sia nell’articolazione concettuale. In tutto il libro non sarà mai dato rinvenire massime universali, facili o meno facili ricette applicabili con meccanicità e valide per ogni caso ci si trovi a fronteggiare. È l’autrice stessa, già in apertura del volume, ad offrirci una nota disambigua: Meglio che esporre i metodi della critica testuale, si potrebbe parlare di fornire o indicare una serie di cognizioni neccesarie per l’esercizio della critica testuale. Non vi sono “ricette” che permettano di risolvere automaticamente ogni problema. Non ve ne sono neppure per riconoscerlo e impostarlo […] i problemi filologici sono “individuali” e ognuno diverso da tutti gli altri (Ageno, cit., pg. 10) Affermazione quasi banale, in effetti: chi mai si sognerebbe di sostenere il contrario? Ma, come al solito, tra il dire e il fare… L’Ageno dice e fa, perché nulla meglio della ricchissima esemplificazione da lei introdotta riesce a rendersi conseguente a quanto poco sopra si citava. A pg 11, attraverso le parole di Dionisotti, la nostra autrice vuole inoltre comunicarci un composto sprone al “coraggio” editoriale, all’assunzione critica di responsabilità: Chiudiamo il capitolo con queste parole di Carlo Dionisotti […] “fondamentale compito e dovere di un editore è capire quanto meglio può il testo che pubblica e aiutare gli altri a capirlo. È inutile cercar riparo dietro la cortina fumogena della cosiddetta edizione diplomatica, quasi che l’astinenza da ogni intervento e la riproduzione meccanica […] siano segni di religiosa osservanza e di filologica scaltrezza. Sono invece procedimenti che ottundono e frastornano nell’editore stesso, prima ancora che nei lettori, la facoltà di intendere e fin di leggere con meccanica esattezza, dato e non concesso che leggere si possa senza intendere”
Insomma, un libro da rileggere più e più volte, da sapere a memoria, una memoria che non sia però cosa meccanica, foriera, qualora trovi scriteriata applicazione, di errori dovuti all’assenza di indipendente raziocinio. Si tratta piuttosto di assorbire e ritenere, attraverso il constante ritorno all’esempio, la molteplicità svariata e sempre nuova del caso concreto, di impossessarsi di una più intima con-cordia con la disciplina e di una partecipazione non precettistica alle risorse critiche più profonde che la cura per il testo richiede a chiunque vi si accosti.

1 commento:

Fiorenzo Bernasconi ha detto...

Caro Giacomo Francesco,
mi imbatto casualmente nella tua recensione al manuale della Ageno e la macchina del tempo si mette subito ad andare a ritroso, ripensando agli anni in cui anch'io lessi ed apprezzai la prima edizione del libro e conobbi e fequentai l'autrice. Quanti ricordi. Figurati che, ormai superati i cinquanta, ho appena terminato di scrivere un romanzo parzialmente autobiografico in cui, tra gli amici e conoscenti che ormai non ci sono più, appare anche la stessa Ageno. Vedo che ti occupi di musica (io ho scritto un manuale sui bassi pubblicato da Bèrben)e di montagna: sai che Arturo Brambilla, marito della Ageno, era amico di infanzia di Dino Buzzati, affascinato cantore delle Dolomiti? Le sue lettere a Brambilla sono conservate all'Univ. di Pavia e pubblicate anni fa da De Agostini.
In bocca al lupo per i tuoi studi,
Fiorenzo Bernasconi