ATTENZIONE: Da oggi, lunedì 28 luglio 2008, questo blog sarà ufficialmente uno e trino: su "Glottodiversity" si troveranno i post di linguistica, su "La croda" i post di montagna" e su "Saturalanx" tutto il resto che mi passa per la mente: arte, musica e filosofia soprattutto (per rimediare alla mancanza, per ora, di una pagina specifica). Chiedo scusa per la macchinosità dell'operazione, ma il motivo è un'esigenza di chiarezza: dedicare ai miei argomenti principali spazi separati tali da permettere a voi lettori una più agevole navigazione e ricerca degli articoli, vantaggio che certo compensa il piccolo disagio della frammentazione. Inoltre saranno copiati sulle diverse pagine di competenza gli articoli già pubblicati, pur non rimuovendoli dalla loro sede originaria. Divide et imperat.

martedì 29 aprile 2008

I Sermoni Subalpini: un annuncio

Ho deciso di occuparmi dei Sermoni Subalpini. L'idea giunge da lontano. Già da tempo andavo infatti riflettendo sull'opportunità di dedicarmi, un giorno, allo studio di questo documento. Le ragioni sono molteplici e non così facilmente esprimibili. Inizio da quelle di pura accademia solo per precisare come di siffatte non ve ne siano, perché si tratta bensì si ragioni alquanto profonde, emotive se così posso dire. Giungono da lontano, dicevo; infatti, ho sempre avvertito la presenza forte di un dovere da compiere nei confronti di una cultura, e della lingua che ne è primaria espressione, a cui sento di appartenere. Il suo doloroso e inevitabile diluirsi nella marea della contemporaneità è ciò che mi pungola ed è dunque questa la fondamentale ragione del dovere che avverto. I Sermoni Subalpini sono la prima testimonianza scritta di volgare in Piemonte, costituiscono il primo monumento con cui una lingua nuova affiora alla superficie della storia, e appunto di essi voglio occuparmi, ora che la stessa lingua volge al tramonto. Molto probabilmente il patrimonio linguistico del Piemonte e di gran parte di altre regioni del mondo è destinato ad esaurirsi in tempi brevi. Non faccio mistero di un sogno, ovvero quello di poter fare qualcosa di concretamente efficace per la salvaguardia della lingua della mia patria, affinché il suo uso vivo non si perda ma anzi si rafforzi e si arricchisca nel tempo. È tuttavia un sogno e ne sono consapevole. Forse non resta che una cosa ultima da fare, triste per certi versi, benché mi riempia di gioia; non resta cioè che offrire il proprio contributo alla conservazione, almeno, di una memoria. Poche, pochissime cose sono fatte per durare in eterno, non si può pretendere l'indefinita permanenza di ciò che prima o poi è votato alla scomparsa. Quante sono le lingue, le culture, gli uomini che ci hanno lasciato appena un frammentario ricordo, se non proprio alcunché della loro presenza? Con un poco di tristezza, ripeto, vedo giungere la fine da un orizzonte tremendamente prossimo. Sento perciò il dovere di difendere questo mio piccolo mondo di affetti, del quale ho avuto in sorte di assistere agli ultimi momenti di vita, da un naufragio senza appello, voglio dare insomma il mio contributo alla costruzione di una doverosa memoria storica attraverso sia la serietà dello studioso che la malinconica passione di chi si trova avviluppato in un difficile e doloroso trapasso. Doloroso? Io, data la mia giovane età, dovrei restare al di qua della linea, dovrei essere un portabandiera e non un naufrago del tempo. In effetti non posso che considerarmi tale, sono nato e cresciuto in un'epoca diversissima da quella a cui voltiamo ora le spalle. Spero solo che il rimanere al di qua della linea non comporti un facile oblio, mio ed altrui, e sì, questo sì, doloroso. Ecco qual è il senso, per me, dei Sermoni Subalpini. Essi sono alle origini linguistiche del Piemonte ed è appunto a queste origini che voglio attingere quali fonte a suo tempo viva. Vorrei penetrare la distanza che la storia oppone ad ogni scavo ermeneutico. Vorrei riuscire a cogliere, flagranti, guizzi di vita distanti di secoli. Dio mi guardi dall'erigere un cenotafio, non posseggo alcuna intenzione funeraria, perché mio unico scopo è bensì quello di riconsegnare una lingua alla vita, sia pur essa la vita della sola memoria. Allo stesso modo, lungi da me ogni velleità di strumentalizzazione politica ed ogni corrivo sentimento di rivalsa nello stile della più insulsa Heimatkunst. Questo allora il mio annuncio: studiare la lingua dei Sermoni per avere una prima base da cui procedere con lo studio delle parlate antiche e moderne del Piemonte, redigere concordanze, glossari, grammatiche e quant'altro possa giovare a preservarne un onesto e vivo ricordo.

1 commento:

davide ha detto...

Mì ritrovo. Bella anche l'idea del blog glottodiversity

Davide