ATTENZIONE: Da oggi, lunedì 28 luglio 2008, questo blog sarà ufficialmente uno e trino: su "Glottodiversity" si troveranno i post di linguistica, su "La croda" i post di montagna" e su "Saturalanx" tutto il resto che mi passa per la mente: arte, musica e filosofia soprattutto (per rimediare alla mancanza, per ora, di una pagina specifica). Chiedo scusa per la macchinosità dell'operazione, ma il motivo è un'esigenza di chiarezza: dedicare ai miei argomenti principali spazi separati tali da permettere a voi lettori una più agevole navigazione e ricerca degli articoli, vantaggio che certo compensa il piccolo disagio della frammentazione. Inoltre saranno copiati sulle diverse pagine di competenza gli articoli già pubblicati, pur non rimuovendoli dalla loro sede originaria. Divide et imperat.

sabato 3 maggio 2008

Elogio della soffitta

La casa in cui vivo è percorsa, di quando in quando, da furiose onde iconoclaste, tanto brevi quanto funeste, vere campagne di epurazione del superfluo. Questo non serve più? Via. Questo è sostituibile? Via. Questo è troppo vecchio? Via. Io cerco sempre di frappormi, e intendo proprio fisicamente, tra il parente giacobino ed il povero e vetusto oggetto a cui si vuole sostituire un più funzionale “spazio libero”, sicché genero mischie furibonde in cui, avvinghiato al mio protetto, veniamo entrambi rincorsi per l'intera casa riuscendo spesso, tra alterne fortune, a strappare alcune misere concessioni ai nostri carnefici. No so cosa mi faccia parteggiare per tutti quei ricettacoli di polvere, io che forse vi sono anche un poco allergico, eppure non riesco a fare a meno di provare una sincera consonanza d'animo con ogni più rabberciato centrotavola. A questo punto mi accorgo che ci sono due anime nella mia famiglia, situantesi a diverse altezze cronologiche: infaticabile fagocitatrice di cose la generazione immediatamente precedente la mia, incredibile conservatrice, e dunque mia preziosa alleata, l'altra ancor più vecchia. La generazione fagocitatrice, tuttavia, il giorno dopo la tempesta non si sottrae dal deprecare il proprio eccesso di zelo: annate complete dell'Unità, almanacchi, serie intere di utensili di falegnameria con quasi cent'anni o più un poco alla volta spariscono. “Se solo ci avessi pensato...” è una frase che si ripete con tale puntualità e costanza da essere oramai una nostra ben nota litania famigliare, a cui replico con l'altrettanto canonica antifona e trasformando così il nostro scambio di battute in un consueto responsorio: “Io ve lo dico sempre...” . Ebbene, voglio fare un proposta: la soffitta. Che si gettino là tutti gli oggetti ritenuti non più degni di considerazione, che li si lasci riempire di polvere, perché qualcuno, un giorno, riputerà interessante una loro esplorazione a ritroso. Che sia pure, la soffitta, un domestico dimenticatoio, finché essa non ritorni alla vita come scrigno pulsante di tempo. Mi sovviene una citazione di André Malraux che ho letto proprio oggi, benché riferita ad un contesto parzialmente diverso; ma ben diceva comunque: il caso distrugge, il tempo trasforma, ma siamo noi che scegliamo.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Lo faccio anche io, ma mia madre mi becca sempre! Baci, Giulia

Anonimo ha detto...

Io amo la soffitta, gli oggetti vecchi, i giocattoli dimenticati ma che nascondono un mare di ricordi sotto quel sottile filo di polvere.
Io e mio nonno, i nostalgici della famiglia, siamo definiti "casinisti", perché allo spazio libero preferiamo un ammasso di oggetti da cui è troppo difficile separarsi.
Un saluto
mattia