ATTENZIONE: Da oggi, lunedì 28 luglio 2008, questo blog sarà ufficialmente uno e trino: su "Glottodiversity" si troveranno i post di linguistica, su "La croda" i post di montagna" e su "Saturalanx" tutto il resto che mi passa per la mente: arte, musica e filosofia soprattutto (per rimediare alla mancanza, per ora, di una pagina specifica). Chiedo scusa per la macchinosità dell'operazione, ma il motivo è un'esigenza di chiarezza: dedicare ai miei argomenti principali spazi separati tali da permettere a voi lettori una più agevole navigazione e ricerca degli articoli, vantaggio che certo compensa il piccolo disagio della frammentazione. Inoltre saranno copiati sulle diverse pagine di competenza gli articoli già pubblicati, pur non rimuovendoli dalla loro sede originaria. Divide et imperat.

venerdì 18 luglio 2008

Rododendring, parte III - fine

Roccia con bollo, albero con bollo, roccia con bollo, albero con bollo. Roccia senza bollo.
- Mah, sono finiti i bolli
-E adesso?
-Ma sì, bisogna salire fin nel canalone, poi ci troviamo davanti un masso che lo ostruisce e che bisogna superare, passo di IV, cordino. Ipse dixit.
Forti del verbo ovigliano, ci inerpichiamo tra i rodododendri, sempre più fitti, ma del canalone nemmeno l'ombra.

Camminavamo ormai da quasi un'ora, nella costante e inappagata ricerca di un canalone e di un masso. Andavamo a tentoni, trovandoci costantemente sotto salti di roccia verticali alti anche dieci metri, i quali ci costringevano a lunghissimi raggiri, perché arrampicarli direttamente avrebbe richiesto troppo tempo e, soprattutto, maschera, pinne e boccaglio: colavano acqua come fontane. Il dubbio di aver sbagliato strada era forte. Eppure c'era la teleferica, c'era il ponticello, c'erano le tracce di sentiero, benché subito perdute. Ma la questione del tetto, assurda, ci angustiava.

Ci troviamo su una pietraia con grossi blocchi, la risaliamo faticosamente per un tempo infinito, forse due ore, forse tre, ancora non convinti del nostro errore, poi scorgiamo in alto un pianoro. L'unico modo per raggiungerlo è passare attraverso un' intricatissima rete di rododendri a cui ci aggrappiamo come animali in punto di morte.
- Vai col rododendring!
Rododendring, questa nuova tecnica di progressione, elaborata dal Jack e dal Malfe nella primavera del 2008, prevede il superamento di lunghi tratti impervi e ripidi tramite il solo provvidenziale ausilio del rododendro; si richiede che si giunga al sito prescelto per il rododendring dopo aver perso l'orientamento e aver percorso in tutta fretta almeno 1000 m di dislivello, portando sulla schiena non meno di venti chili tra chiodi, corde e ferramenta varia, il tutto rigorosamente inutile. Punto forte di questa disciplina è però la discesa, che va effettuata con lo stesso materiale inutile di cui sopra, avendo cura di scegliere un itinerario che si dipani tra cenge e colatoi gonfi di fango, doppie tra gli alberi, torrentismo su placche ben irrorate da acqua di fusione, traversi su pietraie instabili e pronte alla frana...

Sono le sette di sera, abbiamo camminato tutto il giorno. Alla fine lo Scoglio di Mroz l'abbiamo trovato un paio di chilometri più a monte, dopo essere ridiscesi sul fondovalle, dove, anche lì, c'era un ponticello, una strada che finiva e una vecchia stazione della teleferica sul cui tetto era cosa ragionevole salire, visto che terminava contro il pendio da risalire. Quando scoprimmo l'inganno ci guardammo senza dirci nulla, consapevoli della mutua idiozia. A nostra discolpa, forse, l'inaspettato clone incontrato più sotto: chi mai avrebbe immaginato che, più a monte ci sarebbe stata un'altra teleferica e un altro ponticello? Quelli giusti, però.

Sono le sette, sì, e ci troviamo giù, all'imbocco del Piantonetto. Siamo stravolti e ci sentiamo tremendamente stupidi: una domenica buttata via. C'è una falesia di miseri monotiri quasi attaccata alla strada, a Bugni, alla veneranda quota di 900 m; stanchi come bestie da soma ci incamminiamo, nella speranza di riuscire ad arrampicare almeno trenta metri per rimediare un poco la giornata prima che faccia buio del tutto. E mentre ci imbragavamo delusi e depressi, vergognandoci in silenzio della spavalderia del giorno prima, da lontano un contadino osservava incuriosito e perplesso questi due insoliti arrampicatori della sera, forse intuendo le loro sventure.

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